ESAGERATA
La malattia invisibile che colpisce milioni di persone… eppure spesso resta sconosciuta, anche a chi dovrebbe prendersene cura.
La vulvodinia non è rara.
Non è immaginaria.
E no, non passa con una tisana e un po’ di relax.
Colpisce oltre il 16% della popolazione assegnata femmina alla nascita. Può arrivare silenziosa, in ogni fase della vita, e spesso resta senza nome per anni.
Per essere riconosciuta dal Servizio Sanitario, serve forza, pazienza… e una maratona a ostacoli. Una corsa che molte affrontano da sole, spesso in silenzio, spesso inascoltate.
Il concept visivo si concentra su un elemento semplice e comune: un paio di jeans.
Un capo che per la maggior parte delle persone è simbolo di libertà, praticità e quotidianità, per chi soffre di vulvodinia può trasformarsi nel peggior nemico.
Come un semplice jeans diventi una gabbia, un elemento che genera disagio fisico e psicologico. Ogni jeans diventa simbolo di rinunce: all’abbigliamento, alla vita sociale, all’intimità. Ogni fotografia rappresenta un momento in cui il dolore costringe a modificare abitudini, identità, autopercezione.
Dietro ogni tessuto ci sono sacrifici silenziosi, cambiamenti imposti e spesso un crollo, prima fisico, poi emotivo e psicologico.
E poi c’è il costo.
Per chi non ha mezzi, curarsi diventa quasi un lusso:
visite private, terapie specialistiche, farmaci, riabilitazione, prodotti specifici.
Non tutto è rimborsabile. Non tutto è accessibile.
E chi non può permetterselo, spesso resta in attesa, o resta nel dolore.
Nel frattempo, si diventa esperte di sofferenze taciute.
Si imparano termini medici nuovi.
Si cambiano abitudini, alimentazione, vestiti, desideri.
Si rinuncia a zuccheri, a una bici, a lingerie sofisticata, a viaggi zaini in spalla, ad un abbraccio.
Si usano occhiali da sole per coprire le lacrime che si trasformano in forza, ogni volta che ci si sente dire:
"è solo stress",
"sei esagerata",
"non hai niente".
Ma qualcosa c’è.
C’è un corpo che chiede ascolto.
C’è una voce che ha bisogno di spazio.
C’è una storia che merita di essere vista.
Questo progetto nasce per raccontarle.
Perché il dolore invisibile smetta di esserlo.
E perché la cura non sia un privilegio.
Un ringraziamento speciale va all'equipe dell'ambulatorio di vulvodinia di Nuova Villa Claudia di Roma







